Nel dicembre 2025 ho avuto l’opportunità di partecipare a una missione istituzionale a Strasburgo dedicata ai temi dell’Europa, dell’imprenditoria femminile e della competitività.
Sono stati giorni intensi, fatti di incontri, confronto e dialogo, ma anche di una consapevolezza sempre più forte: oggi il tema dell’impresa femminile non può più essere considerato marginale o soltanto sociale.
Sta entrando, finalmente, nel dibattito economico e strategico europeo.
Durante il viaggio verso Strasburgo riflettevo proprio su questo. Su quanto sia importante, oggi, costruire ponti tra territori, imprese, istituzioni e visione europea. Su quanto il lavoro fatto negli anni accanto alle imprenditrici, nei territori e nel confronto associativo e istituzionale, abbia bisogno di trovare sempre più spazio anche nei luoghi dove si costruiscono le politiche europee.
Camminare all’interno del Parlamento Europeo, confrontarsi con rappresentanti istituzionali, professionisti, realtà associative ed esperti impegnati sui temi della crescita, dell’innovazione e della leadership femminile, mi ha fatto comprendere ancora di più quanto siano fondamentali le relazioni, il lavoro di squadra e la capacità di creare reti solide.
Nel corso della missione abbiamo partecipato a numerosi incontri politici e istituzionali per promuovere il progetto Start We Up, nato con l’obiettivo di avviare una riflessione concreta sulla necessità di una definizione europea, inclusiva e misurabile di “impresa femminile”.
Un tema che considero strategico.
Perché senza un quadro comune europeo, i dati restano difficili da confrontare tra Stati membri, le misure di sostegno risultano spesso disomogenee e diventa più complesso valutare l’efficacia delle politiche pubbliche.
L’obiettivo di Start We Up è semplice ma ambizioso: contribuire alla costruzione di criteri chiari e comparabili che rendano più efficaci gli strumenti di supporto e più misurabili gli impatti, valorizzando davvero le imprese guidate da donne in tutta Europa.
Per troppo tempo l’imprenditoria femminile è stata raccontata soprattutto come un tema sociale.
Oggi l’Europa sta iniziando a riconoscerla anche come una questione economica, industriale e strategica.
Ed è proprio questa evoluzione culturale che rende fondamentali momenti di dialogo e confronto come quelli vissuti a Strasburgo.
Tra i momenti più significativi vi è stata anche la partecipazione al podcast “Quel che resta del giorno” con Massimiliano Coccia, occasione preziosa per portare il tema dell’imprenditoria femminile dentro una riflessione più ampia sul futuro delle politiche europee, della competitività e della leadership femminile.
La missione è stata inoltre occasione di confronto con rappresentanti delle istituzioni europee, realtà associative e figure impegnate nel dibattito pubblico e politico europeo, confermando quanto il tema dell’imprenditoria femminile stia assumendo una rilevanza sempre più strategica e trasversale.
Momenti diversi, ma accomunati dalla stessa convinzione: il futuro dell’imprenditoria femminile si costruisce attraverso il dialogo, la collaborazione e la capacità di trasformare le idee in proposte concrete.
Tornando da Strasburgo verso Roma, poche ore prima dell’insediamento del nuovo Comitato Impresa Donna presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ho avuto la percezione molto chiara di quanto il confronto europeo e il lavoro istituzionale nazionale oggi debbano necessariamente dialogare tra loro.
In pochi giorni mi sono ritrovata a passare dai corridoi del Parlamento Europeo alla sala dell’insediamento del Comitato Impresa Donna al MIMIT.
Due luoghi diversi, ma legati dalla stessa convinzione: il futuro dell’imprenditoria femminile deve diventare sempre più una priorità strategica, europea e nazionale.
Ed è significativo che anche il Libro Bianco del Made in Italy 2030 promosso dal MIMIT abbia inserito il tema della definizione dell’impresa femminile all’interno del dibattito strategico nazionale.
Un segnale importante, che dimostra come questi temi stiano entrando sempre più nel confronto istituzionale europeo e italiano.
Da imprenditrice, prima ancora che da rappresentante istituzionale, credo profondamente che le imprese femminili non chiedano privilegi.
Chiedono strumenti efficaci, condizioni e opportunità per poter crescere davvero.
E credo anche che oggi l’Europa abbia bisogno di ascoltare sempre di più chi ogni giorno fa impresa nella realtà concreta.
Perché dietro ogni impresa femminile non ci sono soltanto numeri o statistiche.
Ci sono responsabilità, lavoro, investimenti, occupazione, sacrifici e futuro.
Ed è proprio da qui che dobbiamo continuare a costruire.

