Nel novembre 2025 ho avuto il piacere di partecipare alla IV edizione del Festival della Cultura Americana, promosso dal Centro Studi Americani e dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, all’interno di uno dei luoghi più prestigiosi del dialogo culturale e transatlantico in Italia.

Il panel, dal titolo “Oltre il soffitto di cristallo: il volto femminile del Sogno Americano”, ha riunito rappresentanti del mondo accademico, scientifico, istituzionale, culturale e imprenditoriale per riflettere sul rapporto tra leadership femminile, opportunità, merito e trasformazione sociale.

Accanto a figure provenienti dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dal mondo universitario, della cyber policy internazionale e della produzione cinematografica, ho portato la mia esperienza di imprenditrice e rappresentante del sistema associativo industriale italiano, raccontando il percorso che mi ha portata a costruire una mia identità professionale autonoma all’interno dell’impresa e dell’associazionismo.

Nel mio intervento ho condiviso una riflessione molto personale: il vero punto di svolta della mia vita professionale non è stato entrare nell’azienda di famiglia, ma uscire dalla mia “zona sicura” e confrontarmi con il mondo esterno attraverso l’associazionismo imprenditoriale. È stato lì che ho compreso davvero il valore della leadership, della visione e della responsabilità verso le altre donne.

Abbiamo parlato di “soffitto di cristallo”, di stereotipi ancora presenti nel mondo economico e imprenditoriale, ma anche di resilienza, competenza e capacità di trasformare gli ostacoli in opportunità concrete.

Un passaggio importante dell’intervento è stato dedicato al ruolo dell’associazionismo come strumento di empowerment e crescita collettiva. Attraverso Confimi Industria e il Gruppo Donne Imprenditrici abbiamo avviato un lavoro nazionale ed europeo sul tema dell’imprenditoria femminile, contribuendo alla riflessione sulla necessità di una definizione più chiara e inclusiva di impresa femminile e promuovendo progetti internazionali come Start WE Up.

Nel corso del panel è emerso con forza un concetto che sento profondamente mio: la leadership non è solo una questione individuale, ma la capacità di creare comunità, costruire opportunità e aprire strade nuove anche per le altre persone.

Il confronto con professioniste provenienti da mondi diversi ha reso questo appuntamento particolarmente stimolante, confermando quanto oggi il dialogo interdisciplinare e internazionale sia fondamentale per affrontare le sfide legate al lavoro, alla rappresentanza e alla crescita femminile.

Porto con me una convinzione maturata nel tempo: il cambiamento culturale non avviene tutto insieme, ma attraverso piccoli varchi che, una volta aperti, restano aperti anche per chi verrà dopo di noi.

E forse è proprio questo il significato più profondo del “Sogno Americano” di cui abbiamo parlato durante il panel: non l’idea di una strada perfetta, ma il coraggio di continuare a cercare la propria direzione, anche quando bisogna cambiare onda, reinventarsi o uscire dalla propria zona sicura.

La vita, in fondo, assomiglia davvero a una tavola da surf: serve equilibrio, determinazione e la capacità di capire quando insistere e quando lasciare andare. Ma soprattutto serve il coraggio di credere che, anche nelle onde più difficili, possa ancora arrivare quella giusta.

Ed è forse questa la forma più autentica della leadership: non smettere mai di credere nella possibilità di costruire nuovi orizzonti, non solo per sé stessi, ma anche per chi arriverà dopo di noi.