Il 18 dicembre 2025 si è insediato ufficialmente il nuovo Comitato Impresa Donna presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del Ministro Adolfo Urso e del Capo di Gabinetto Federico Eichberg.

Una data che porterò con me non soltanto per il valore istituzionale dell’incarico ricevuto, ma soprattutto per il significato umano e professionale che rappresenta.

Essere stata nominata Vicepresidente del Comitato Impresa Donna è stata per me un’emozione profonda.
In quell’istante ho sentito tutto il peso della responsabilità verso le tante donne incontrate in questi anni: imprenditrici che ogni giorno tengono insieme lavoro, famiglia, dipendenti, investimenti, paure e futuro, spesso senza fare rumore.

Ho pensato ai territori attraversati, ai confronti istituzionali, alle storie ascoltate, alle difficoltà raccontate con dignità, ma anche alla forza straordinaria che molte donne riescono a esprimere nel fare impresa, anche nei momenti più complessi.

Dietro ogni incarico istituzionale, infatti, non ci sono soltanto competenze tecniche.
Ci sono relazioni, ascolto, credibilità, studio, lavoro di squadra e una visione costruita nel tempo.

Nel nuovo mandato affiancherò la Presidente Valentina Picca Bianchi e tutte le componenti del Comitato, nella convinzione che il confronto e il lavoro condiviso siano fondamentali per costruire proposte efficaci e vicine alle reali esigenze delle imprese.

Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di contribuire, insieme a molte persone, a un confronto sempre più concreto sui temi dell’imprenditoria femminile: dall’accesso al credito alla cultura d’impresa, dall’educazione finanziaria alla necessità di costruire strumenti realmente efficaci per accompagnare la crescita delle imprese guidate da donne.

Un percorso che mi ha portata anche a condividere riflessioni e proposte all’interno del progetto Start We Up, nato per promuovere una visione più moderna, concreta ed europea dell’imprenditoria femminile.

Credo profondamente che oggi non basti più limitarsi a leggere le statistiche sull’impresa femminile.

Dobbiamo avere il coraggio di intervenire sulle cause che determinano quei numeri.

Per questo considero fondamentale il lavoro che potrà essere svolto dal Comitato: un luogo di ascolto, ma soprattutto di proposta. Un luogo capace di costruire alleanze tra istituzioni, territori, associazioni, università e sistema produttivo.

Tra i temi che ritengo strategici ci sono:

  • il rafforzamento della cultura d’impresa e dell’educazione finanziaria;
  • il sostegno alla crescita delle PMI femminili;
  • l’accesso al credito, agli investimenti e all’innovazione;
  • la valorizzazione delle competenze e della leadership femminile;
  • una riflessione seria e condivisa sul tema della definizione di impresa femminile anche a livello europeo.

In questi anni ho infatti maturato una convinzione sempre più forte: senza dati comparabili, criteri chiari e strumenti coerenti, diventa difficile costruire politiche realmente efficaci.

Per questo considero importante che anche il tema della definizione dell’impresa femminile sia entrato nel dibattito istituzionale nazionale, come dimostrato dal Libro Bianco del Made in Italy 2030 promosso dal MIMIT.

Un segnale significativo, che dimostra come il tema non sia più soltanto culturale o sociale, ma sempre più strategico per la competitività del Paese.

L’imprenditoria femminile non è infatti una questione “parallela”.

È una leva di sviluppo economico, innovazione, occupazione e crescita.

E oggi più che mai abbiamo bisogno di costruire politiche che sappiano valorizzare davvero il talento, il merito e il coraggio di tante donne che fanno impresa.

Da imprenditrice, prima ancora che da rappresentante istituzionale, conosco bene il peso delle decisioni, delle responsabilità e delle difficoltà quotidiane che accompagnano chi guida un’azienda.

Ed è proprio questo approccio concreto che desidero portare nel lavoro del Comitato: pragmatismo, dialogo, inclusione e capacità di costruire ponti.

Perché dietro ogni impresa femminile non c’è soltanto un’attività economica.

C’è una scelta di responsabilità.
Una scelta di autonomia.
E molto spesso, una scelta di coraggio.